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Federazione Italiana Scuole Tuina e Qigong |
Il Qigong tra alchimia interiore e medicina
Tesi di Fabrizio Bencini, Relatore dr. Pippa Controrelatore dr. Bernini, Scuola Matteo Ricci Bologna, Maggio 2004
Il rapporto
tra pratica terapeutica ed elevazione spirituale nelle discipline energetiche
è un rapporto sconosciuto in Occidente ma diffuso nelle culture dell’estremo
Oriente. Si tratta di un tema tanto affascinante quanto ancora in buona parte
inesplorato; ovviamente, la causa di ciò è da ascriversi all’abisso
tra le due culture e alle conseguenze della diffidenza da questo prodotta.,
sia in ambito medico che a livello istituzionale.
Per fortuna, le cose stanno sia pur gradualmente cambiando ed il Qigong, anche
in Italia, comincia ad essere conosciuto, apprezzato e praticato. L’assenza
di un quadro normativo non rende impossibile la presenza di operatori non sufficientemente
qualificati e non aiuta i veri professionisti; nonostante ciò, comunque,
l’utenza è sempre più in grado di apprezzare i benefici che la
pratica del Qigong apporta. Tali benefici sono spesso riscontrabili anche dopo
un periodo di pratica relativamente breve. Nella gran maggioranza dei casi,
gli esercizi sono alla portata di tutti, compresi anziani e malati, che migliorano
rapidamente il loro stato di salute, com’è possibile verificare con riscontri
oggettivi.
La difficoltà maggiore è data piuttosto dal lavoro mentale nel
Qigong, dall’ottenimento del rilassamento, dalla reale percezione del Qi e dalla
possibilità di farlo circolare liberamente in maniera cosciente prima
e automatica poi. Questa è la vera essenza del Qigong, che non necessita
più di tanti movimenti fisici ma agisce potentemente ad ogni livello,
dentro e fuori il corpo. La dimensione a questo punto cambia ed evidentemente
travalica l’ambito strettamente terapeutico ed invade, in quanto energia raffinata,
la sfera spirituale senza sconfinare necessariamente in quella religiosa.
Per capire
meglio questo punto occorre risalire alle origini del Qigong, le cui pratiche
più antiche datano ad oltre cinquemila anni fa. La Medicina Cinese è
nata dall’osservazione empirica e così il Qigong: ad un certo momento
ci si accorse che certi movimenti, sotto forma di danza o altro, certi suoni
o un determinato modo di respirare erano in grado di migliorare la salute. Famoso,
a questo proposito, è il rotolo di seta di Mawangdui, risalente al III
secolo a.C., nel quale vengono illustrati 44 disegni di figure umane che eseguono
ginnastiche mediche con i disturbi che intendono curare. In seguito, gli antichi
cinesi verificarono anche che il Qigong (usiamo per comodità un termine
che in realtà in Cina è divenuto d’uso corrente solo a partire
dalla dinastia Qing 1644-1911) aveva delle potenzialità applicative molto
più ampie. Per esempio, chi ha raggiunto un alto livello nella pratica,
è in grado di usare l’energia ottenuta per curare gli altri. Non solo;
i taoisti usavano il Qigong per indagare le leggi celesti, fare previsioni sulle
calamità naturali e sull’uomo stesso. Il Qigong permise loro di approfondire
la conoscenza in tre fondamentali campi di indagine: il Cielo, la Terra e l’Uomo.
In altre parole, consentì di comprendere le leggi che regolano l’Universo.
Questo è in costante mutamento, ma sempre è indispensabile ricercare
la massima armonia tra microcosmo (Uomo) e macrocosmo (Cielo e Terra). Tradotto
in termini di MTC, ogni qualvolta si rompe quest’armonia dinamica, insorge la
malattia.
Occorreva allora ricercare i mezzi per un benessere duraturo; ebbe così
inizio la ricerca alchemica, tra la fine dell’epoca Tang (618-907) e l’inizio
della dinastia Song (960- 1279). Di due tipi le metodologie adottate a questo
fine: l’alchimia esterna (waidan) e quella interna (neidan), non contrapposte
ma complementari.
L’alchimia esterna si serviva principalmente di erbe o minerali per la produzione
dell’elisir, mentre quella interna considerava il corpo umano un laboratorio
alchemico che può permettere di raggiungere l’immortalità tramite
determinate tecniche mentali, fisiche e respiratorie. Per immortalità
non si intendeva solo una lunga vita ma un processo di purificazione che consentisse
l’elevazione dell’essere umano e la sua unione armonica con l’Universo.
Nel processo di raffinazione alchemica distinguiamo tre forme di energia: l’Essenza
(Jing), il Soffio (Qi) e l’energia spirituale (Shen). Tramite una corretta respirazione
effettuata in uno stato di quiete profonda e con una postura adeguata, il Jing
si trasforma in Qi e questo in Shen. C’è poi un ultimo stadio che è
costituito dalla raffinazione dello Shen per tornare al Vuoto (Xu). Vuoto naturalmente
non significa inesistente ma anzi estremamente chiaro, al punto che la coscienza
diventa onniscienza.
Anche “solo”
da un punto di vista terapeutico, comunque, è stato dimostrato che la
stimolazione operata dalla mente sul Dan Tian inferiore produce effetti diretti
sui sistemi nervoso ed endocrino, regolando la funzionalità degli organi
interni. Poiché quando si fa scendere il Qi nel Dan Tian si usa la respirazione
addominale profonda, si fa compiere al diaframma un pronunciato movimento in
alto e in basso che provoca un massaggio degli organi interni dell’addome con
il conseguente miglioramento dei sistemi digestivo, riproduttivo, urinario ed
endocrino. Ma portare l’attenzione sul Dan Tian inferiore induce anche un profondo
stato di quiete, che è in realtà la premessa indispensabile per
fare progressi veri nella pratica del Qigong.
Sono stati effettuati esperimenti che hanno rilevato livelli molto bassi nel
metabolismo basale degli esperti di Qigong. In essi il consumo cerebrale di
ossigeno, nello stato di tranquillità, è inferiore di circa il
sedici per cento a quello dello stato di coscienza ordinaria, e il livello metabolico
di noradrenalina è intorno al sessanta per cento di quello di una persona
normale. Molto interessanti anche i risultati degli esperimenti fatti con l’elettroencefalogramma:
nei maestri esperti, per esempio, sono state evidenziate onde alfa più
ampie, meno frequenti e più regolari nel ritmo di quelle di un non praticante.
Questo permette a chi fa Qigong di migliorare le funzioni cerebrali e di conseguenza
il sistema vegetativo. Altri test hanno evidenziato gli effetti positivi del
Qigong sul sistema respiratorio, sul digerente, l’endocrino e l’immunitario.
Fin dagli anni cinquanta sono stati effettuati in Cina studi comparativi tra
praticanti di Qigong e non praticanti e si è constatato che i primi presentavano
parametri migliori sia nei risultati di eeg ed ecg sia per quanto riguarda l’appetito,
il sonno, l’andatura, la vista e l’udito. Migliore era anche lo stato dei loro
denti, della pelle, dei capelli, della memoria, delle facoltà mentali
e della capacità lavorativa.
In definitiva, è ormai scientificamente dimostrato che il Qigong permette
di contrastare il processo d’invecchiamento. Spesso allungando la vita, sempre
comunque migliorandone la qualità anche grazie alla prevenzione che riesce
ad operare. L’uso della mente negli esercizi permette inoltre di trovare quello
stato di tranquillità che migliora le funzioni cerebrali e placa le emozioni,
che a lungo andare potrebbero produrre seri danni agli organi, come ormai riconosce
anche la moderna Psiconeuroimmunologian e come afferma la Nuova Medicina del
dottor Hamer.
Al di là dell’importanza della pratica personale, è inoltre interessante
constatare che i taoisti erano arrivati, grazie alla pratica del Qigong, a conclusioni
cui la scienza occidentale è giunta solo un secolo fa con la teoria della
relatività e la meccanica quantistica. Oggi, ad esempio, non viene più
contestato il rapporto stretto tra Vuoto e Materia, la loro complementarietà
e interconnessione; tuttavia, da parte di certi ambienti accademici esistono
ancora rifiuti aprioristici ad accogliere quanto accertato da scienziati non
solo cinesi sulla formazione ed emissione di energia da parte degli esperti
di Qigong. Infine, ricordiamo che chi raggiunge un alto livello di pratica può
curare e guarire mediante l’emissione del Qi, e anche questo è stato
dimostrato in più occasioni da esperimenti scientifici. E’ bene comunque
ricordare che il raggiungimento di un alto livello non è frutto solo
di un allenamento costante, ma anche di equilibrio interiore e di un cuore retto.
E’ questa imprescendibilità di “pulizia del cuore e purezza d’intenti”
a fare del Qigong non solo un ottimo strumento per la prevenzione e la cura
di molte patologie, ma anche un eccezionale metodo di autoelevazione spirituale.